bdsm
Sottomessa al Piacere-Natale perverso-Cap2#5
giorgal73
30.03.2026 |
16.359 |
4
"La voce mi si impasta nella gola e sale come un rantolo di lava, poi si tramuta in un gemito bestiale che mette i brividi persino a me..."
PARTE 5*** MICHELA (CAGNA INSAZIABILE) ***
Anastasia raccoglie il suo plug , ancora lucido di lubrificante e umori, stringendolo tra le dita tremanti come fosse un trofeo di guerra. Si incammina verso la cucina con un passo incerto, le gambe divaricate in una camminata grottesca che rivela tutto il dolore e il piacere subito. Dal suo corpo emana un calore quasi visibile mentre mormora imprecazioni in russo—suoni gutturali che escono dalle sue labbra gonfie e arrossate. Il mio respiro si stabilizza gradualmente, ma sento ancora il sangue pulsare nelle tempie e nell’inguine, eccitato dalla brutalità della scena alla quale ho appena assistito, come un voyeur affamato di fronte a un banchetto proibito.
Guardo i volti delle padrone e subito mi viene voglia di ributtarmi in ginocchio e offrirmi ancora, solo per sapere chi di loro mi schiaffeggerà per prima.
E invece le padrone restano impassibili, con la flemma di chi sta studiando la mossa successiva. Vedo le labbra sottili di Claudia piegarsi in un sorriso impercettibile, contrappeso perfetto alla maschera da sfinge che si è costruita in volto. Daniela, invece, mi fissa con uno sguardo liquido, che mi scalda nel punto preciso in cui il plug blu mi sta dilatando la carne. Il gioco si interrompe solo per una frazione di secondo, il tempo di prendere fiato, ma so già che il break è solo una premessa per la prossima escalation.
Claudia emette un suono gutturale dalla gola - un richiamo animale che non richiede parole. Rocky emerge dall’ombra del corridoio, il suo corpo muscoloso avanza con la grazia predatoria di un lupo. Si avvicina e la sua lingua calda e umida inizia a tracciare percorsi sinuosi sulla mia pelle nuda, lasciando scie lucide che si raffreddano nell’aria condizionata. “Non. Un. Muscolo,” sibila Claudia, scandendo ogni sillaba mentre le sue unghie laccate di rosso mi affondano nella spalla.
Il cane sembra essere esperto, come se avesse fatto questo gioco mille volte prima, e la sua lingua ruvida come carta vetrata fine inizia dal mio collo, lasciando una scia umida e calda che mi fa rabbrividire fino alla base della spina dorsale. Subito Claudia, con un sorriso che le illumina solo metà del viso, mi ordina di tirare fuori la lingua e offrirla a Rocky, le sue parole taglienti come il ghiaccio che si infrangono nell’aria pesante della stanza.
Piego la testa di lato, tirando fuori la lingua rosa e gonfia. Sento già la saliva di Rocky posarsi pesante sulle papille come resina bollente: la lingua mi sfiora le labbra, poi le penetra, si spinge dentro come se volesse strapparmi la gola da dentro verso fuori. Sembro una statua di cemento, io, né cane né donna, solo cosa. E quando Claudia mi schiaccia la testa verso il muso di Rocky, lui infila la lingua intera nella mia bocca e la succhia con una fame che mi mozza il respiro. Il sapore è quello dell’alito di stallone, bestiale, e persino un po’ di sangue - da qualche parte la lingua mi ha graffiato le gengive.
Daniela gode della scena, si accarezza il taglio tra le gambe con la punta di un’unghia laccata, senza mai staccare lo sguardo dalla mia faccia che si inonda di umiliazione a ogni passata di bava. I miei occhi colano lacrime e mascara, la gola si stringe alla pressione, sento che se mi lasciassi andare potrei anche strozzarmi. Ma non mollo; ho imparato a non mollare.
La padrona vuole vedere di più: si solleva dalla sedia, avanza dietro di me, mi scosta la vestaglia con una grazia che non scorderò mai. «Adesso facciamo vedere a Rocky dov’è la vera pappa» sibila gelida.
Rocky afferra subito l’occasione: Daniela lo guida, spingendolo per la testa. Lo sento annusare lo sfintere, poi la lingua ruvida, padrona di ogni presa, mi esplora l’ano dai bordi a dentro, scalza via ogni residuo di inibizione o pudore. L’urlo mi esplode in gola, vibra nella stanza: chiunque dovrebbe sentirlo, anche dalla valle sottostante. Claudia sorride, scatto fotografico da pubblicare sulla bacheca della sua memoria.
Leccami il buco. Leccami, leccami, leccami. Lo penso e lo ripenso, lo dico solo in testa perché la bocca è già occupata. Il piacere mi fa quasi impazzire, vedo la luce bianca ai bordi della vista, sento la pelle diventare ghiaccio e lava nello stesso istante. Quando il cane trova la figa, è come una slavina. Mi ciuccia via ogni goccia, sonda con la lingua tra le labbra tenute aperte dai dilatatori, leccando su, giù, sui bordi. La leccata si alterna tra meticoloso e furioso, come se Rocky fosse addestrato per la precisione oltre che la voracità. A volte non è più solo una lingua che esplora, ma un’intera bocca che avvolge e stringe. Sento la pressione delle sue mascelle che mi circondano completamente—non abbastanza da ferire, ma con una fermezza che lascia impronte fantasma sulla pelle, marchi invisibili che bruceranno ancora per ore.
E qui Claudia si rimpossessa della scena: mi afferra per il colletto della vestaglia, trasparente ormai come una ragnatela zuppa d’acqua, e mi alza in ginocchio.
«Adesso voglio vedere quanto sei cagna» mi sibila da sopra, ma la sua voce è calma, una lama di coltello immersa nella vaselina. Mi allarga le gambe e Rocky si tuffa nuovamente sulla pappa. La lingua di Rocky mi entra dentro, trova subito il buco tra le natiche e ci si aggrappa con entusiasmo: successioni di leccate meccaniche e affondi a baionetta, il cane è perfetto nel suo sporco mestiere. Sento la schiuma della saliva animale, dense colate viscide che si spandono tra la pelle e si riversano lungo le cosce.
Mi viene da ululare, davvero. La voce mi si impasta nella gola e sale come un rantolo di lava, poi si tramuta in un gemito bestiale che mette i brividi persino a me. Avverto che la stanza si piega sulla mia performance: anche Pierre ora mi guarda, il volto immobile ma con una tensione a fior di pelle che tradisce il suo coinvolgimento.
«Ora godimi, puttana. E fallo davanti a tutti, come le cagne fanno.»
Viene tutto insieme, il primo squirt è una raffica che mi esplode tra le gambe, il secondo mi cala addosso come una nevicata a Cortina, bagnando tutto fino a spruzzare sulla faccia di Rocky che non si ferma, anzi rilancia la leccata. Mi trascina nella dimensione animale in cui sono solo bocca, lingua e buco. Ogni vibratore, dito femminile o pene in tutta la mia storia non ha mai prodotto questa fame bestiale, questa sordida, invincibile voglia di essere liquefatta dalla lingua di un cane e dalle padroncine che mi montano a piacimento.
Squirt, ancora. E ancora. La lingua mi penetra in modo sempre più deciso, Rocky mi morde leggermente anche la carne tra la coscia e il gluteo – lascerà il segno per giorni. Sullo sfondo sento le risate fragorose delle donne, un crescendo orchestrale che mi trasforma in una delle sinfonie umilianti della mia vita: sodomizzata dal mio desiderio, morsa da un Pastore glorioso, portata al limite da un lampo azzurro che mi squarta e mi rimette insieme come fossi un puzzle di piacere.
Le padrone non si scandalizzano: Claudia mi schiaccia la testa nel lago di pipì e squirting, ci infila le dita e mi fa leccare e ingoiare tutto, come una vera cagna della peggior specie. Mi si annebbia la vista, sento solo il freddo e il metallo della ciotola che ora mi mettono davanti al muso: tutto quello prodotto in questo orgasmo prolungato, tutto quello che sono riuscita a donare oggi, ora devo berlo. Sento una gioia che non saprei spiegare a una persona sana di mente. Sono nata per questo istante.
Daniela guarda Claudia, un sorriso predatorio le increspa le labbra sottili mentre si passa la lingua sui denti. Con voce bassa e roca, quasi un sussurro che graffia l’aria umida della stanza, le dice: «Stasera tocca a te e alla tua amica Vanessa. »
Parte 5 di 6 - Continua
*** NOTE ***
QUESTO è IL SECONDO CAPITOLO, se non hai letto il primo, ti consiglio di farlo. Cronologicamente, si inserisce alla perfezione dopo le avventure già descritte. Mi immergo nel 1999, un'epoca con un contesto sociale ben diverso dall'oggi, forse più audace e decadente. Considera che, più di un semplice racconto, questa avventura si trasforma in un vero e proprio romanzo completo: non aspettarti una narrazione breve, tutt'altro...
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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